

Wong Kar Wai: l'unica cosa certa pare essere il nome del regista.
Ci viene proposto un pippone sull'antica usanza di confessare i segreti nei buchi dei tronchi d'albero per poi turarli col fango per tutto il film (e sono 3 ore molto lunghe), e dire che il protagonista di buchi se ne intende.
Il film è l'intellettualizzazione esasperata del, vecchio come il cucco, amore infelice; con la perversione che solo gli orientali possiedono nel parlare di sentimenti (vedi "a snake of june").
Kar Wai impiega le prime 2 ore nel vano tentativo di raggiungere il "2046", il mondo del ricordo perpetuo, della cessazione del trascorrere dle tempo; a mezz'ora dalla fine, il protagonista (Er Pomata, così detto per la pettinatura giovanile e frizzantina), forse ribellandosi al regista stesso, fattosi coraggio con scorpacciate di ghiottissimo serpente, comprende che "Cazzo, Kar Wai, vai avanti, non si può fermare il tempo".
Passando sulla metafora dell'arcobaleno, la visione ottimistica in cui "i ricordi sono sempre bagnati di lacrime", le inquadrature feticiste dei piedi e Singapore come la nuova Eldorado, possiamo serenamente affermare che i film sul sentimento straziante dell'amore (vedi "Cronaca di un amore"), metà relazione pericolosa, metà acconciature orrende, non sono proprio i nostri preferiti.
Nota: Lui paga lei, lei paga lui... ma chi paga noi per la visione del film?
Magic Moment: Er Pomata, da bravo divoratore di squinzie, riesce a farsi pagare dalla battona di fiducia con queste parole "Ecco i 10 dollari, oggi sei tu la puttana!"
La Congrega


















